Inserito in: Lavoro
18/03/2014

Stress e lavoro: consigli per ritrovare il sorriso a lavoro

Autore: Iolanda Taddei

A volte lo stress raggiunge livelli tali da rendere davvero difficile la vita ai lavoratori. Lo stress, inteso come "tensione nervosa, logorio, affaticamento psicofisico" (fonte: vocabolario online Treccani) fa male a chi lavora, trasformandosi in un fattore di disagio psichico e nella causa di disturbi psicosomatici (emicranie, gastriti, cistiti o anche patologie più gravi). Ma lo stress fa male anche al datore di lavoro, nel senso che il calo della produttività all'interno di un'azienda può essere proprio una conseguenza degli alti livelli di stress.

Alcuni capi poco lungimiranti ritengono che il tenere sotto scacco i dipendenti, oberandoli di attività e guidando il team in modo poco razionale, serva a far lavorare di più le persone. In realtà avviene proprio il contrario: se i lavoratori non percepiscono l'utilità di ciò che fanno e si sentono solo delle pedine, perdono la motivazione, lavorano peggio e si deresponsabilizzano.
Il risultato è il probabile calo della produttività.

Al contrario, valorizzare un dipendente, farlo sentire parte del processo decisionale e produttivo facendogli scorgere anche il senso del proprio lavoro, serve a far lavorare meglio il dipendente e a motivarlo, aumentando l'autostima ed il senso di appartenenza all'azienda.
Per superare lo stress, bisogna individuarne le cause e provare e rimuoverle. Gli attori di questo processo sono i datori di lavoro e i dipendenti, che devono collaborare insieme affinché venga raggiunto l'obiettivo. 


Le cause dello stress a lavoro


Le cause di un livello eccessivo di stress sono molteplici. Lo stress può dipendere da fattori ambientali (postazioni poco sicure o che non rispettano la normativa), da fattori psicologici (relazioni difficoltose con colleghi e capi) o da fattori organizzativi.
Alcuni fattori che provocano stress a lavoro sono:
  • relazioni turbolente con i colleghi di lavoro, in un clima di scarsa fiducia che può sfociare in alcuni casi nel vero e proprio mobbing
  • relazioni turbolente con il proprio responsabile, che non accoglie il dialogo e non è disposto a mettere in discussione il proprio modus operandi
  • organizzazione caotica delle attività nel breve, medio e lungo periodo, che porta a perdere di vista il proprio obiettivo e lo scopo del proprio lavoro, e quindi a demotivare il dipendente. Con questo modello di gestione, inoltre, il rischio di lavorare solo sulle urgenze o di svolgere attività che si riveleranno inutili è altissimo
  • carico eccessivo di lavoro con impossibilità a delegare ad altri parte delle proprie attività
  • lavoro monotono e ripetivo, che può diventare causa di frustrazione o di vero e proprio esaurimento nervoso
  • assenza di obiettivi da raggiungere e di relative gratificazioni o scatti di carriera
  • fattori ambientali che generano insofferenza o paura di ammalarsi, o che portano a vere e proprie patologie. Alcuni esempi sono le postazioni di lavoro con spazi inadeguati allo svolgimento delle mansioni; gli ambienti poco salubri perché esposti a fattori di nocività o illuminati in modo non corretto, o anche troppo rumorosi.


Come ridurre lo stress


Purtroppo lo stress dipende assai di rado da una predisposizione individuale del lavoratore, mentre è più spesso causato dai difetti di organizzazione e di gestione delle risorse umane del management aziendale. Tuttavia, anche i lavoratori possono fare molto instaurando un rapporto improntato al dialogo ed alla collaborazione nel comune interesse dell'azienda.
Per migliorare la propria condizione, il lavoratore deve anzitutto individuare le cause oggettive dello stress, inoltrando anche delle proposte di miglioramento concrete. 
Se il dipendente comprende ad esempio di essere vittima di mobbing, non può limitarsi alla lamentela, ma deve individuare le cause e i reponsabili del mobbing e proporre una soluzione (ad esempio cercare un confronto con i colleghi responsabili ed i capi, chiedere un trasferimento etc.). 
Se il dipendente sente che parte del suo stress dipende da una postazione non adeguata alle sue mansioni, può richiedere delle attrezzature diverse con cui lavorare. Immaginiamo di avere un lavoratore che passa molte ore al telefono: se il dipendente crede che con degli auricolari VoIP ergonomici il suo mal di testa possa migliorare, è bene che avanzi questa proposta al centro acquisti della sua azienda, motivandola in modo esplicito e preciso.
Spesso lo stress deriva anche dalla mancanza di una visione complessiva del proprio lavoro, che viene svolto così in modo ripetitivo.  In un caso come questo, si può chiedere al proprio responsabile di chiarire il senso delle attività quotidiana e di lavorare per obiettivi, ritrovando così lo stimolo necessario.
Nelle grandi aziende, parlare con i propri responsabili può essere più difficile, visto che non tutte le aziende hanno una "open door policy". In questi casi, si può fare riferimento ad un rappresentante sindacale o ad un referente per la qualità del lavoro.
Qualunque sia la causa oggettiva di una situazione di stress, è molto importante uscire da una mentalità negativa. Una strada alternativa può essere trovata solo a patto che si assuma un atteggiamento positivo e propositivo. Spesso dire "non potrà mai cambiare nulla" è solo una scusa: la sfida è trovare soluzioni realistiche per uscire dalla palude!

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